LA STORIA
NATA A UN SOCIAL,
NON IN UN UFFICIO.
Le idee buone arrivano sempre nello stesso momento: quando la band attacca l’ultimo pezzo e nessuno ha voglia di andare a casa.
Ero a un camp, verso le tre, addossata al muro con le scarpe in mano. Qualcuno ha gridato «more jazz, please» verso il palco. E l’hanno fatto davvero. Mi sono guardata addosso e ho pensato: di tutto questo non ho niente. Solo t-shirt con la data di un evento del 2019 stampata sopra, che tengo per affetto e non metto mai.
Volevo capi che parlassero la nostra lingua senza doverla tradurre. Le cose che ci diciamo per davvero: quella gridata alla band, quella che ogni insegnante ripete finché non ti entra nelle ginocchia, il ballo raccontato per quello che è — una conversazione — e la verità su dove finisce lo stipendio.
Davanti o dietro, decidi tu: piccola sul petto se preferisci dirlo piano, grande sulla schiena perché è lì che la legge chi ti segue nella linea di ballo. Cotone da 210 grammi, perché deve reggere dal primo swing out alla last song. Oversize, perché il bounce non si nega a nessuno.
Niente date, niente loghi di eventi. Roba che porti al lavoro il lunedì e che in pista ti fa riconoscere prima ancora di aver ballato.
— fondatrice di Sugar Shirt
Cotone 210 grammi · Vestibilità comfy · Stampa fronte o retro · Prodotta su ordinazione


















